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giovedì 11 gennaio 2018

Alì e le altre morti annunciate

Ci sarebbe piaciuto un inizio d’anno diverso, avremmo voluto avere la possibilità di abbracciare e accogliere Alì, ma invece non è stato possibile. Ci sarebbe piaciuto non dover scrivere per l’ennesima volta che le nostre politiche hanno continuato ad uccidere anche in questo nuovo anno, con la complicità di quel giornalismo che riporta in modo acritico le dichiarazioni dei politici. Così sui giornali non compare neanche l’ombra di Alì e di tanti altri.

domenica 7 gennaio 2018

In Libia picchiati, uccisi e venduti come schiavi. Le immagini che Minniti finge di non vedere

Meltingpot.org - Una testimonianza video girata il 14 gennaio del 2017 in Libia a Grigarage uno dei quartieri più pericolosi di Tripoli. "Tutti i libici possiedono delle case in cui stanno i neri. Siccome sei stato pagato, sei stato comprato, sei obbligato a consegnarti a loro, hai sempre un’arma puntata contro", racconta il testimone che ha girato il video e ci ha chiesto di pubblicare queste immagini. "Avevo promesso ai miei amici che, se fossi entrato in Europa, avrei reso pubblico quanto accaduto il 14 gennaio, una data che resterà impressa nella nostra memoria".

mercoledì 5 luglio 2017

“Partono uomini, arrivano fantasmi”. Naufragi e respingimenti in mare. L’Italia chiude le porte anche a chi riesce ad arrivare

Il 12 giugno è sbarcata a Catania una nave svedese dell’assetto Frontex, con a bordo 356 migranti e 8 salme. I sopravvissuti parlano di decine di dispersi e della rottura del gommone sovraffollato su cui viaggiavano stipati all’inverosimile. Solo pochi giorni dopo, un gruppo di migranti sudanesi riferisce di un barcone spezzatosi dopo due giorni di viaggio da cui si sarebbero salvate solo una decina di persone. Altri profughi riportano testimonianze di donne e bimbi siriani incontrati in Libia: erano appena stati “riportati” dalla guardia costiera locale al punto di partenza e raccontavano di aver visto altre piccole imbarcazioni di legno affondare. 


La nave della Guardia Costiera "Diciotti" al porto di Catania

sabato 24 giugno 2017

Benvenuta umanità!

“Ci aspetta un pianeta pieno di porte, dove l’unica decisione che conta è tra chi persegue il diritto al passaggio e chi lo vuole negare” (Mohsin Amid, Exit West).

In un breve arco di tempo, otto giorni, sono arrivati a Palermo circa 1800 migranti. Due navi diverse, la Vos Prudence (Medecins sans Frontieres) e la Diciotti della Guardia Costiera italiana. Due sbarchi diversi con due storie diverse... Un approccio differente alla realtà dell’immigrazione.





martedì 13 giugno 2017

A chi interessano i migranti?

“Se ti imbarcano i militari puoi stare tranquillo che il tuo viaggio continuerà fino all'arrivo dei soccorsi internazionali; se a buttarti su un gommone non sono uomini in divisa, è molto probabile che appena preso il largo si avvicineranno altri predoni per derubarti di tutto e rispedirti da dove sei venuto.  Ho tentato la traversata tre volte, e solo all'ultimo tentativo ho raggiunto la Sicilia dopo quattro giorni”. 

La nave Golfo Azzurro a Pozzallo

domenica 23 aprile 2017

In memoria della più grande strage del Mediterraneo, per ricordare tutti i migranti che ancora muoiono in mare

Nella notte tra il 17 ed il 18 aprile 2015 circa 800 persone hanno perso la vita nel più grande naufragio avvenuto dal dopoguerra nel Mediterraneo Centrale. Bangladesh, Eritrea, Nigeria, Somalia, sono solo alcuni dei paesi di provenienza di quei migranti partiti dalla Libia nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa sulle carrette del mare. 


martedì 11 aprile 2017

Nuovi respingimenti, arresti e hotspot. I migranti che l’Italia non vuole tutelare ma continua a sfruttare

Circa 250 da un solo sbarco. Questo è il numero dei migranti, prevalentemente di origine marocchina, respinti dopo l’arrivo a Pozzallo più di una settimana fa a bordo della nave Golfo Azzurro. Respingimenti fotocopia che impongono l’allontanamento entro sette giorni dal territorio italiano dalla frontiera di Roma Fiumicino. Ancora una volta si ripete il copione assurdo con cui vengono implementate queste procedure illegittime ed incostituzionali, riconducibili ai respingimenti collettivi per cui l’Italia è stata condannata anche dalla Corte Europea per i diritti dell’Uomo.

La nave Aquarius al porto di Catania

venerdì 24 marzo 2017

Recuperi o salvataggi? Criminalizzazione dei soccorsi e altre stragi in mare

È di alcune ore fa la notizia relativa all’ultimo terribile naufragio al largo della Libia, nel quale avrebbero perso la vita circa 240 persone, secondo il racconto dell’ong Pro-activa Open Arms, che ha recuperato cinque cadaveri trovati vicino a due gommoni vuoti. Il 20 marzo scorso erano stati accertati altri 38 morti al largo delle coste libiche. I migranti viaggiavano a bordo di due gommoni alla deriva che sono stati “soccorsi” dalla Guardia Costiera Libica. 

La nave Ocean Carrier arriva a Pozzallo

martedì 14 marzo 2017

Lettera di una madre

Le barbarie subite dalla maggior parte dei migranti che cercano soltanto di vivere una vita dignitosa, creano delle ferite indelebili molto più profonde di quelle fisiche, che si acuiscono con le violenze spesso inferte dal sistema di accoglienza italiano. In tantissimi ci raccontano quotidianamente le esperienze tragiche della Libia, del deserto, della traversata, momenti in cui molti perdono per strada qualcuno. Un viaggio in cui la morte è sempre presente e che crea solchi profondi dentro le anime di queste persone. 

Illustrazione di Francesco Piobbichi

giovedì 2 marzo 2017

Per non restare in silenzio

Pozzallo, Augusta, Catania, Lampedusa, Palermo: in Sicilia continuano gli arrivi via mare dalla Libia. Al largo delle coste si susseguono soccorsi, naufragi e morte. Migranti morti nei camion frigo che li trasportavano come merce, quali sono diventati, dalle regioni desertiche fino alla costa libica, da dove probabilmente avrebbero tentato la traversata verso l’Italia. Quelli ritrovati e menzionati dalla cronaca una settimana fa sono solo una minima percentuale delle migliaia che vengono trafficati ogni giorno, e che giunti in Italia cercano di spiegarci l’orrore che hanno visto, rimanendo troppo spesso inascoltati.

L'arrivo della nave Golfo Azzurro al porto di Pozzallo

lunedì 23 gennaio 2017

Morire di frontiera. Controllo e repressione sostituiscono l’accoglienza

“4 superstiti, un barcone su cui erano stipate fino a 193 persone”. “Imprecisati i numeri dei dispersi, saranno centinaia”. “8 morti ma si teme strage”. Ormai non si parla più di morti ma di chi “non sopravvive” facendo calcoli per esclusione. Conoscere quante siano realmente le persone che continuano a perdere la vita in mezzo al mare diventa sempre più difficile, rendersi conto di quante siano le vittime delle nostre frontiere risulta troppo vergognoso. Dall'inizio del 2017 sono già 240 i decessi avvenuti durante le traversate del canale di Sicilia e siamo solo a metà gennaio.

venerdì 20 gennaio 2017

Lampedusa conta i morti

Il mare non fa differenze, non è per nulla razzista e inghiotte tutto quello che noi offriamo: a piangere sono i lampedusani che continuano a contare e raccogliere morti. Morti che hanno un comune denominatore che è l’essere impoveriti da questo sistema: pescatori che sfidano il mare per poter vivere e sfamare le proprie famiglie e migranti che cercano libertà e sfamare le proprie famiglie. Il 2017 è cominciato come è finito il 2016 con morti su morti, con omicidi quotidiani di giovani, donne e bambini. Un olocausto che non ha fine.

giovedì 5 gennaio 2017

Minori in tendopoli e hotspot. I casi di Pozzallo, Augusta, Catania e Messina

Il 2016 si conclude con altri arrivi, morti, dispersi. Il 2017 si apre con la proposta di nuovi centri di detenzione ed ulteriori limitazioni della libertà di movimento per i migranti. Le politiche criminali della Fortezza Europa necessitano sempre più di nuovi discorsi e pratiche di memoria e solidarietà attiva. Il 24 dicembre sono sbarcati a Pozzallo 111 migranti, ma la cronaca dà conto solo dell’immediato arresto dei due presunti scafisti, che fa salire a 200 quelli fermati nel 2016 in provincia di Ragusa. 

L'hotspot di Pozzallo - Ph. Lucia Borghi

mercoledì 21 dicembre 2016

Rifugiati a distanza. Nuove vittime nel complice silenzio della Fortezza Europa

“L’Europa parla dei migranti come rifugiati solo quando sono distanti, ancora nei paesi di transito o dove imperversa la guerra. Quando riusciamo ad oltrepassare le frontiere diventiamo subito delle cifre e di noi si discute solo come di un problema”. L. viene dal Senegal e ha poco più di venti anni, di cui gli ultimi cinque spesi in viaggio per raggiungere la Fortezza Europa, dove è arrivato tre anni fa. Scandisce le parole del suo discorso cercando di mantenere compostezza e calma, anche se il tono concitato fa trasparire la rabbia, la frustrazione ed il dolore che quotidianamente si trova ad ingoiare.

mercoledì 9 novembre 2016

Nell'inferno in mare

La notte del 21 ottobre Noëmi Landolt si trova a bordo della Sea-Watch 2, nave della ONG tedesca Sea-Watch impegnata nel salvataggio di 150 persone su un gommone in difficoltà al largo della Libia. La Guardia Costiera libica interviene attaccando i migranti e colpendoli con dei bastoni. Molti finiscono in acqua e muoiono. In questo articolo pubblicato sul giornale WOZ, il suo racconto di quella terribile notte.


lunedì 31 ottobre 2016

Perché continuare a morire

Poco più di cento euro e qualche settimana di attesa. Queste sono le modalità ed il prezzo da pagare per ogni cittadino italiano che vuole avere un passaporto. Chissà in quanti, chiedendo o usando i propri documenti, sono consapevoli che per migliaia di persone un’operazione ormai banale e di routine, non è mai stata e non è ancora possibile. Chissà se i cittadini europei pensano almeno un istante che per avere la stessa libertà di circolazione ci sono persone ancora oggi costrette a pagare con la propria vita, a consumarsi in prigione per mesi e a vendere il proprio corpo.

venerdì 21 ottobre 2016

La Guardia Costiera libica attacca Sea-Watch durante un’operazione di salvataggio e provoca morti

Apprendiamo la notizia di un attacco da parte della guardia costiera libica ad un gommone carico di migranti durante le operazioni di salvataggio da parte dell’equipaggio di Sea-Watch 2. Riportiamo di seguito il loro comunicato stampa.


giovedì 20 ottobre 2016

La grande frontiera dentro le nostre città

C'è una frontiera che abbiamo costruito e innalzato che è più grande dei muri che si stanno costruendo in tutto il mondo, una frontiera che nasce da noi stessi e dalla cultura di cui ci siamo nutriti sin dalle scuole elementari, una frontiera che nasce dal nostro egoismo e dal nostro benessere, una frontiera che uccide ancor prima che il mare. La frontiera che riesce a far sì che sfruttamento, morte e discriminazione siano lo “sport” quotidiano. Una frontiera che divide i ricchi dai poveri delle nostre città e dei nostri quartieri. Una frontiera che innalziamo per vivere bene, per non alzare lo sguardo oltre il muro che ci siamo costruiti.

Cimitero di Agrigento - Ph. Alberto Biondo

giovedì 1 settembre 2016

Non preoccuparti papà, io muoio contenta perché almeno voi siete vivi

Non posso che provare dolore di fronte alla morte di una persona innocente, ed il sol pensiero che possa essere un tuo caro a perdere la vita in modo ingiusto mi fa percorrere un brivido lungo la schiena. La notizia che un padre ha dovuto lasciare il corpo della propria figlioletta morta in mare per cercare di salvare altre vite durante l'ennesima strage frutto delle politiche omicide europee, mi sconvolge. Cosa possiamo fare per aiutare un padre disperato che ha perso moglie e figlia?

Le 5 salme arrivano al porto di Trapani - Ph. Giorgia Mirto

domenica 31 luglio 2016

Morti: il mare non ne può più

I morti sono talmente tanti che il mare li risputa nelle spiagge della Libia, lì  dove tanti partono per cercare una nuova vita, fino a quel momento negata, sia a donne che ad uomini di qualunque età. Nell'ultima settimana alcuni sono stati recuperati anche dalle navi umanitarie come Acquarius e Dignity di Msf. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono 22 salme di giovani donne sbarcate la scorsa settimana a Trapani. Donne e minori che muoiono per primi nel corso delle traversate dalla Libia all'Italia, a causa delle loro posizione all'interno delle imbarcazioni.