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giovedì 16 marzo 2017

Dalla prima accoglienza a Mineo. Cosa attende i neomaggiorenni?

“Le cose andranno meglio, perché tra poco mi trasferiranno”. A. viene dal Ghana ed ha 18 anni e pochi mesi. Da un anno vive in uno dei grandi centri di prima accoglienza per minori non accompagnati del catanese, di cui ci ha chiesto di non fare il nome. Qui l’abbiamo incontrato a giugno dell’anno scorso. Allora era molto diverso da come si presenta ora.  È stato un anno di insofferenze, incomprensioni, tentativi di dialogo e piccole “conquiste”. Una di queste è stata l’iscrizione a scuola per cui A. si è battuto fin dall'inizio con una decina di altri ragazzi del centro. È stato proprio in occasione di una di queste “proteste” a suon di lettere inviate a responsabili e ad amministratori, che l’abbiamo incontrato. 

Il CARA di Mineo

lunedì 23 gennaio 2017

Morire di frontiera. Controllo e repressione sostituiscono l’accoglienza

“4 superstiti, un barcone su cui erano stipate fino a 193 persone”. “Imprecisati i numeri dei dispersi, saranno centinaia”. “8 morti ma si teme strage”. Ormai non si parla più di morti ma di chi “non sopravvive” facendo calcoli per esclusione. Conoscere quante siano realmente le persone che continuano a perdere la vita in mezzo al mare diventa sempre più difficile, rendersi conto di quante siano le vittime delle nostre frontiere risulta troppo vergognoso. Dall'inizio del 2017 sono già 240 i decessi avvenuti durante le traversate del canale di Sicilia e siamo solo a metà gennaio.

mercoledì 30 novembre 2016

Futuro posticipato. Visita a un CAS nel trapanese

Entrando al CAS “Vulpitta” di Trapani si prova una certa inquietudine pensando a quello che era il CPT “Vulpitta”, uno dei primi centri di detenzione per migranti, in cui nel dicembre di 17 anni fa, morirono sei uomini tunisini nell’incendio divampato all’interno, dopo un tentativo di fuga duramente represso dalle forze dell’ordine. E quel CPT è stato l’apripista di tante situazioni che ancora oggi vivono i migranti. Il nuovo CAS ha in comune con il vecchio CPT (poi CIE) il nome e la vicinanza dei locali, che si collocano proprio dietro l’ex ospizio ancora chiuso ed in rovina.