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lunedì 29 settembre 2014

TANTI SIRIANI E PALESTINESI TRA I MIGRANTI ARRIVATI AD AUGUSTA E POZZALLO

Sono rispettivamente 105 e 166 i profughi sbarcati nella giornata di sabato 27 settembre al porto di Augusta e di Pozzallo.
I primi, soccorsi a circa sei miglia da Portopalo da motovedette italiane, sono giunti nel porto di Augusta a notte fonda, per poi essere trasferiti al centro Umberto I di Siracusa. Sono 76 uomini, 11 donne e 18 minori, principalmente siriani in fuga dalla guerra e impossibilitati ormai anche a rimanere in Libia, dove raccontano di un aumento esponenziale di vessazioni e violenze. Tra di loro, le forze dell’ordine hanno arrestato due presunti scafisti egiziani, portati nel carcere di Cavadonna.

lunedì 22 settembre 2014

La beffa del naufragio di Malta: i dispersi fuggivano dalle bombe di Gaza.I familiari dei profughi in Sicilia sulle tracce dei propri cari. Scomparse in mare famiglie con intere generazioni. "Diteci se i nostri figli sono morti": appello al governo della comunità palestinese. Soccorsi 590 migranti

da Repubblica
di ALESSANDRO PUGLIA
Vogliono sapere, perché non hanno mai perso la speranza. Centinaia di familiari dei naufraghi dispersi nel Mediterraneo arrivano in Sicilia per cercare notizie sui propri cari, scomparsi nei naufragi che restano un mistero. Come quello avvenuto al largo di Malta il 13 settembre, su cui indaga la procura di Catania, forse per un contrasto tra scafisti. A bordo del barcone di cui non c'è più traccia c'erano centinaia di profughi scampati ai bombardamenti di Gaza.

giovedì 18 settembre 2014

Migranti, silenzio sul barcone affondato I volontari: «Cosa diciamo alle famiglie?»

Da Ctzen
Di Claudia Campese
Con una nota, la procura di Catania informa sugli sviluppi del caso dell’imbarcazione con a bordo oltre 400 migranti colata a picco al largo di Malta. Ma l’ufficio fa appello alla riservatezza sull’identità dei superstiti, così come delle vittime certe. «In questi giorni ci stanno contattando decine di persone da Gaza per avere informazioni sui propri familiari, ma nessuno vuole dirci niente», raccontano dalla rete antirazzista catanese