Materiali di scarto, oggetti dimenticati in un viaggio, in una fuga disperata, perduti tra i flutti del mare, tra la sabbia del deserto, tra la noncuranza e il silenzio. Munnizza.
Ogni comunità necessita di definire se stessa in relazione a ciò che scarta, ci ricorda Bauman. I migranti, gli esuli, i rifugiati rappresentano essi stessi uno scarto, elemento chiave del gioco vizioso delle nostre paure tautologiche, utilizzate ad hoc per alimentare e deviare la discussione mediatica. Nella cultura del disimpegno, della discontinuità e della dimenticanza in cui tutti siamo nel e sul mercato, al tempo stesso clienti e merce, quello che tutti temiamo è l’abbandono, l’esclusione, l’essere respinti, scaricati. Gli scarti umani della nostra contemporaneità rappresentano dunque un bersaglio necessario su cui scaricare le ansie e i timori di una precarietà collettiva. Lo Stato, nell'ultimo esausto tentativo di darsi una definizione, un ruolo, raccoglie tali ansie, le alimenta e le sfrutta arruolandole come necessità primarie per riaffermare un’identità che viceversa è labile, inesistente.
Contro l'identità - Giacomo Sferlazzo - Ph. Andrea Kunkl
