Molti dei richiedenti asilo avrebbero dovuto aspettare solo pochi giorni per l’incontro con la commissione esaminatrice nei vari Cara invece a fine marzo a centinaia sono stati deportati a Mineo per ricominciare da capo la snervante attesa; vi sono poi i richiedenti asilo, arrivati a Lampedusa in fuga dalla guerra in Libia. Le difficoltà di relazione fra le varie nazionalità e con il territorio circostante sono notevoli e pensiamo che anziché contribuire a superarle l’ente gestore le alimenti o se ne lavi le mani. Non ci vuole molto a permettere ai richiedenti asilo di cucinare in casa ( nelle villette c’è pure il barbecue esterno) o a fornire schede telefoniche e servizi internet. In troppi blaterano di “bomba ad orologeria” per giustificare il Pon sicurezza; visto il mega business potenti consorzi di cooperative sociali si stanno facendo sotto per spartirsi il resto degli appalti, rinunciando a criticare a monte la scellerata decisione di aprire un Cara nel residence degli aranci. Noi, contrariamente a chi ha cessato l’ostilità a questo dispendioso, clientelare e disumano esperimento, abbiamo sempre proposto che con costi più che dimezzati si sarebbe potuta fare reale accoglienza all’interno dei paesidel calatino con i progetti SPRAR (Servizio di Protezione dei Richiedenti Asilo e dei Rifugiati), come ha dimostrato il sindaco di Riace nel convegno a Mineo del 19 marzo scorso. Ieri sono entrati per un’ispezione 2 parlamentari del PD (Giovanni Burtone e Marilena Samperi). Stiamo programmando una presenza almeno settimanale di un nostro avvocato e di alcuni medici della Lila (Lega Antiaids), per garantire di fronte al villaggio uno sportello legale e sanitario.
Alfonso Di Stefano – Rete Antirazzista Catanese