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venerdì 22 aprile 2016

Lamine, sequestrato in Mali dalla burocrazia italiana

Catania, ottobre 2015. Lamine ha un buon lavoro. È uno di quegli immigrati che i giornali chiamo “integrato”. Ogni giorno esce di casa per andare in un fast food. È un rifugiato del Senegal, il suoi documenti non conoscono scadenza. Un giorno però decide di andare a trovare i genitori in Mali. Un gesto normale per un europeo. Per un profugo no. A novembre gli rubano il portafoglio. Ma non sono i soldi il problema più grande.