da Repubblica.it
di CONCETTA SANTAGATI
MAZZARINO - Sono "sopravvissuti" obbligati a spingersi oltre i loro confini territoriali, perché hanno "scelto" di vivere da uomini onesti e liberi. Seyed Shoaib (afghano di 21 anni) poteva arruolarsi con i talebani e far contento suo zio (fratello di suo papà, morto in un incidente stradale mentre si recava a scuola dove insegnava) che lo perseguitava notte e giorno. Zan (ivoriano di 23 anni) voleva diventare un imprenditore, in Costa D'Avorio aveva grossi possedimenti terrieri, ma negli anni più terribili della guerra civile tra le maggiori etnie del Paese, alla morte del padre, un truffatore e criminale (di etnia opposta alla sua) si appropriò di tutti i suoi beni lasciandolo nella miseria e dandogli la caccia. Shoaib e Zan e come loro tanti altri ragazzi hanno in comune un destino avverso, una situazione politico sociale ostile ad ogni principio di umanità, giustizia e democrazia. E hanno "scelto" anche grazie alle loro mamme, le vere protagoniste dei loro destini che hanno insistito perché lasciassero quei luoghi minacciosi.
siciliamigranti è una finestra sulla situazione dei migranti in Sicilia. E' il blog di un progetto di monitoraggio e pronto intervento in risposta alle politiche migratorie, contingenti ed emergenziali, messe in atto dal governo italiano per gestire l'arrivo dei profughi provenienti dalla regione del Maghreb e dalla Libia.
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mercoledì 24 dicembre 2014
mercoledì 21 maggio 2014
Famiglie immigrate “adottate” dai vicini: quando l’accoglienza funziona
Redattore Sociale - A Sutera, piccolo paese in provincia di Caltanissetta, l’associazione “I girasoli”, nell’ambito della rete Sprar, ospita 5 nuclei. Una presa in carico completa, resa possibile dalla solidarietà degli abitanti.
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