“Stato di emergenza”, “misure eccezionali”, “provvedimenti straordinari”: parole che spesso sono associate a prassi illegittime e fuori da ogni controllo ma che sembrano essere le uniche a guidare da anni il cosiddetto sistema di accoglienza italiano. Ne sono un esempio i CAS, centri di accoglienza straordinaria, e i centri di prima accoglienza che rientrano ormai da anni nella ”ordinarietà” del sistema di recezione dei migranti, per i quali scompare sempre più la possibilità di un accompagnamento da parte di figure professionali nella procedura di ottenimento dei documenti e nell’inserimento all’interno della comunità di approdo.